Seduto sul mio loggione
personale
vedo arrivare il maestro
vetroso, che accorda
mesto l’orchestra.
Il lampione nel cielo
s’abbassa,
a luci soffuse comanda
silenzio. Porgo l’orecchio
all’umido velo di bruma
che schiuma sul verde.
Parte il giro d’archi
dei grilli: leggerissimi trilli
tra i parchi deserti
di vita umana. Seppur non vedi
senti,
ascolti il canto
di tanto splendore.
Di sopra un fiore
l’ape tardiva soffia
sul clarinetto d’ali
e col bombo fa coppia.
Anacleto ritma
con la tuba.
Più leggiadro il vento
ruba l’attenzione
soffiando tra i legni:
i pini come flauti,
le canne son siringhe,
i peschi non più muti
coloran di tinte sonore
l’aria greve.
E le more, rosse,
fulgenti, fremon come l’arpa
tra le dita impazienti
del maestro,
vestito di gala.
I timpani delle nubi,
i triangoli dei fiumi,
in un crescendo continuo:
Mozart rivive osservando,
sorridendo,
di fronte alle rive del Lete.
Correte! Con brio!
Andante! Ormai l’oblio
della sera
copre con la nera ombra
il pubblico sognante.
Pesante si chiude
l’occhio. Il sonno
s’insinua in platea.
Si chiude il sipario.
Gea richiama l’orchestra,
il silenzio ritorna signore;
sol rimane un suonatore
solitario,
che osserva il sipario
e s’allena
per la sera che manca
alla fine dell'Era.















Comments
-Il finale si fa troppo scontato; (Mozart rivive [...] Correte! Con brio! Andante!)
-Temo di non aver capito il senso del tutto, lo spirito di questa poemetto. Se magari puoi illuminarmi... Magari sono io che son fissato con i significati profondi.
Ciao!
Ed infatti è un poemetto magnifico.
Intensissimo all'inizio in cui è ancora vagheggiata l'idea descritta, forse si perde un po' strada facendo ed all'ultima stanza.
Perchè la prima è veramente fenomenale:
Seduto sul mio loggione
personale
vedo arrivare il maestro
vetroso, che accorda
mesto lorchestra.
Il lampione nel cielo
sabbassa,
a luci soffuse comanda
silenzio. Porgo lorecchio
allumido velo di bruma
che schiuma sul verde.
Complimenti in ogni caso, continui così!
--
Heinrich von Bozen.
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